La scrittura dopo Derrida

March 7th, 2011

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27 gennaio 2011, terzo incontro aperto, Matteo Bonazzi in “La scrittura dopo Derrida”

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Matteo Bonazzi, filosofo milanese e membro del coordinamento di Palea (seminario permanente di Psicoanalisi e Scienze Sociali)

L’intervento è cominciato problematizzando l’eredità di Derrida e i segni lasciati nel tempo dalla sua opera. Attraverso una rilettura dell’approccio di Derrida alla scrittura, Bonazzi ha presentato i luoghi dell’eredità critica di Derrida, nelle diverse e contradditorie voci di Malabut, Stiegler, Mazzoldi, Nancy. In una sorta di torneo per l’appropriazione dell’ultima parola del morto.

Ecco alcuni appunti di uno dei partecipanti:

Derrida come sopravvissuto, di una generazione di “incorruttibili” nell’ethos della scrittura. La sua amicizia con Deleuze e Foucault, con cui “condivideva una solitudine”. L’amore per Lacan, nel continuo fraintendimento. Ma tutto gira intorno a un nucleo: la scrittura. Derrida abolisce il discorso sul discorso, cerca una scrittura che destrutturi il centro, il fondamento, senza averne in cambio tragico e nostalgia. Il pensiero di Derrida è affermativo, chiede di ritrovare una pratica, che non abbia paura dell’assenza di centro, non si attesti su posizioni conservative, ma vada a vedere cosa succede veramente de l’asse strutturale viene meno. Capire cosa rendeva portante la figura del padre. Una scommessa sull’avvenire (che non ha a che vedere col futuro precompresso). Impossibile non è il non possibile. L’impossibile è la scelta di Abramo di fronte alla morte di Isacco, una responsabilità assoluta verso l’avvenire. Il continuo discorso con Lacan, che inventa l’oggetto “a” come funzione strutturante alla caduta del padre . Il simbolico è in crisi. Altrove devo trovare il principio di un discorso che non sia del sembiante, e la scommessa è che forse non lo dobbiamo cercare dalla parte della verità. Derrida cerca di farlo nella sua scrittura, una skiagrafia, scrittura dell’ombra, alla ricerca di una archiscrittura, più originale dell’origine. Chi eredita questa missione da Derrida? «Se esistono delle piccole verità che mi riguardano non esistono né nel mio testo né nella mia vita ma in quello che scorreva attraverso»

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