Moneyless

Il nome Moneyless è strettamente legato al mio modo di fare. Lontano dal consumo incessante del mondo contemporaneo, la semplicità e l’essenza sono i valori che inseguo. La società è ridondante di immagini e suoni, un gran caos che finisce per non comunicare niente. La povertà nell’essenzialità di una forma è per me una veraricchezza, rappresenta il silenzio che fa riaffiorare il pensiero.Il mio lavoro è da sempre volutamente legato ad un’attività di ricerca di materiali industriali dal limitato valore economico, questo è uno dei concetti fondanti delmio fare arte, i materiali che utilizzo non sono esclusivamente dei mezzi ma parte integrante del mio lavoro ed ho sempre ritenuto stimolante riuscire a dare una nuova e trasformata “vita” a ciò che nella comune consuetudine è ritenuto povero e lontano da qualsiasi connotato estetico.Guardando interamente il mio percorso artistico noto con evidenza il seme di ciò che faccio oggi nel periodo in cui sperimentavo nel mondo dei graffiti. All’incirca nel2004 ho iniziato a scrivere Moneyless in maniera sempre più geometrica, il lettering era ancora del tutto evidente e protagonista ma sentivo il bisogno di allontanarmene progressivamente. La “lettera” era diventata quasi una costrizione e mi andava stretta,in effetti erano le dinamiche del writing stesso ad andarmi strette, mi sentivo limitato da quel modo di agire fatto di regole e consuetudini che trovavo ormai obsolete, il writing a quel tempo aveva già dato i suoi frutti e ciò che rimaneva non erano altro che limitazioni mentali, dinamiche noiose fatte di faide e rara originalità.Devo sottolineare il fatto che il cambiamento che in me è avvenuto in quel periodo è certamente legato alle amicizie e conoscenze di artisti che come me avvertivano questo bisogno di cambiamento, credevamo di poter utilizzare quello che era il nostromedium per eccellenza, il muro, in modo nuovo, diverso. Il writing era cosa del passato, un esperienza magnifica ma conclusa.Il legame con le lettere si rarefaceva pian piano. Cercavo di sottrarre quella presenza alfabetica dalla forma stessa della lettera. Mi interessava solo la sua forma quindi, ma per vedere solo quella dovevo eliminare ogni riferimento segnico.Il mondo delle forme geometriche pure e semplici è diventato così l’ambito di una mia infinita ricerca che tutt’oggi mi coinvolge.Credo che il mio percorso vada verso una continua sottrazione, cerco sempre di ottenere una certa semplicità e pulizia ma complessità e pienezza allo stesso tempo.Il mio obiettivo è sempre quello di creare forme ridotte ai minimi termini ma con una tensione interna, un movimento invisibile; spesso nelle mie figure si nascondodelle visioni molteplici, prospettive differenti, celate in un’unica struttura. Di fatto all’interno di una forma all’apparenza minimale si possono scovare più forme altrettanto semplici.Lontane dall’essere mere insiemi di linee, le mie opere non sono rappresentazioni astratte, sono sempre ispirate da elementi reali che io idealizzo e trasformo inelementi irreali, non terreni. Più che astratte sono alienate, vivono nel mondo delle idee molto più che in quello fisico. Rappresentano delle idee, idee di realtà.Il mio lavoro con le geometrie è iniziato sperimentando con le sole due dimensioni utilizzando supporti di vario tipo, dai muri alle tele, dalla carta al legno. L’evoluzione in quel primo periodo è stata quella di rendere le linee delle mie figure via via più

sottili seguendo la solita necessità di semplificazione. L’outline così sottile misembrava sempre più un filo ed è proprio con degli spaghi prima e dei fili di lanapoi che cominciai a creare le linee delle mie geometrie. Utilizzando dei chiodi comesostegno ai fili i miei disegni risultavano leggermente scostati dalla superficie disfondo e iniziavano così ad entrare nello spazio di chi li osservava. Più tardi hovoluto renderli ancora più presenti, e così la loro tridimensionalità si è fatta semprepiù evidente, fino alle mie realizzazioni più recenti che sono dei veri e propri solidiche faccio galleggiare nello spazio con l’ausilio di fili trasparenti.Così la mia riflessione si è concentra su un nuovo aspetto: i luoghi in cui lemie opere vivono. Un progetto che sto portando avanti in questa direzione è larealizzazione di interventi in ambienti naturali o decadenti. Questi tipi di scenarimi hanno attirato proprio perché lì le mie opere hanno un risalto particolare, sonoestranee all’ambiente, forme perfette e legate a logiche matematiche, la linea rettain contrasto con la pluralità di forme assolutamente non rigide di quei luoghi. Miinteressa particolarmente il conflitto visivo che si viene a creare quando una figurageometrica di ovvia fattura umana appare all’interno di un ambiente spontaneo, e dicome possa un osservatore percepire quello spazio artificiale all’interno di uno spazioa lui familiare come un bosco ad esempio. L’effetto è certamente straniante, questeforme si fondono e si mimetizzano con questi spazi ma ne restano sempre estranee,in contrasto, diverse. E cosi trovarsi all’interno di queste strutture ci trasporta in unluogo “altro”.

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Fuori Dove? + Live Painting

Fuori Dove? + Live Painting = Uno spazio in trasformazione

14 > 18 maggio 2012: 5 artisti per 4 giorni nel quartiere Adriano.

Dall’abbandono alla contemporaneità. Così Fondazione Gaetano Bertini Malgarini Onlus ha deciso di rilanciare lo spazio di via Caroli 12 portando l’universo creativo della street art nel suo impegno sociale. Per cinque giorni, dal 13 al 18 maggio 2012, cinque artisti di fama internazionale interverranno per quattro giorni sui muri esterni con un disegno che si ispira  all’attività della Fondazione al fianco di ragazzi con disagio.

Dall’intervento pittorico nascerà un libro d’artista, che verrà presentato nello stesso spazio il prossimo settembre. I muri e i colori saranno così solo il primo passo di un percorso di reciproco scambio fra la Fondazione e gli artisti, nella direzione di una vera valorizzazione, artistica qui, della differenza e dell’impegno sociale.

Per questa iniziativa, unica nel suo genere a Milano, imbracceranno pennelli, rulli e bombolette:

> 2501 flikr.com/never2501
Jacopo Ceccarelli, aka 2501, è nato a Milano nel 1981. Ha iniziato a dipingere a 14 anni. Da allora i suoi graffiti sono apparsi in tutto il mondo, in Brasile, negli Stati Uniti, a Berlino e naturalmente a Milano. Oltre ai muri, il suo stile si riversa su tele, sculture e video BIO
> GGT http://www.ggt.it/Sito/HOME.html
Fumettista, regista, pittore, GGT è un artista a 360° che lavora ugualmente su muri, stickers e oggetti. Il suo stile è semplice e diretto, basato sull’uso di colori elementari. I suoi lavori così possono essere apprezzati da chiunque, senza distinzione di età, sesso o educazione BIO
> Moneyless www.moneyless.it/
L’arte di Moneyless è caratterizzata da un’indagine sugli elementi primordiali della vita e si muove in un processo di continua evoluzione. La sua ricerca stilistica si muove verso una pura ontologia geometrica. Solo dall’inizio dell’anno ha esposto in Polonia e a Los Angeles BIO
> Martina Merlini m-merlini.blogspot.com/
P0na, ovvero Martina Merlini, è un illustratrice. Il suo lavoro passa dalle illustrazioni per le riviste ai posters fino ad arrivare a murales e installazioni. Nei suoi lavori più recenti usa spesso le forme organiche unite a elementi grafici e geometrici BIO
> Pixel Pancho http://www.flickr.com/photos/pixelpancho/
Torinese, classe 1984, Pixel Pancho ha iniziato a fare graffiti nel 1996, perfezionando man mano la sua tecnica spray. Sui muri della sua città e del mondo, dal Messico all’Europa, ha portato astronatuti robot di ogni forma e dimensione BIO

Perché quest’idea:

“G.EN.T.E* : il mondo capovolto. Lo svantaggio è un vantaggio. La tecnologia è amica. Ricevere un vicino di casa è deterritorializzarsi. Ora anche la facciata sarà dipinta come in un sogno” - Giovanni Sironi, Coordinatore delle attività di Fondazione Bertini Malgarini Onlus

“Creare una storia per immagini su ordine e disordine. Un esperimento sulle possibilità d’interazione fra elementi differenti”2501, GGT, Moneyless, P0na e Pixel Pancho

*G.EN.T.E, Giovani e Nuove Tecnologie, è il piano d’indirizzo di Fondazione Bertini sull’area, un’invito a singoli e associazioni per proporre corsi e progetti rivolti a ragazzi con disagio.

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