Sandro Antoniazzi al Seminario


Sandro antoniazzi interverrà al Seminario di Filosofia Politica Le politiche dell’Amicizia il 10 marzo alle ore 18.00. L’appuntamento è aperto a tutti.

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Outline del Seminario

immagine interlocutoria per il nostro seminario

Raccogliamo qui ‘work in progress’, l’indice di tutte le sedute finora avvenute, o in corso di avvenimento, del seminario 2010-2011 Le politiche dell’Amicizia. Ciascuna seduta ha poi il suo spazio a sè, a cui si può accedere semplicemente seguendo i link qui sottostanti. Questo tipo di presentazione può senz’altro apparire imperfetto, ma soltanto a seminario ultimato il quadro d’insieme della ricerca che stiamo facendo, senza sapere dove porterà, potrà arrivare alla forma che gli spetta.

Questo è quanto avvenuto finora nel nostro seminario.

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Del platonismo e del suo rovescio

13 gennaio 2011, sesto giovedì, “Del Platonismo e del suo rovescio”:
Il seminario tenutosi dopo la pausa natalizia si è aperto con un confronto libero fra i partecipanti, a
partire dalle opere che hanno, durante la pausa, orientato i loro studi; in ordine sparso: Il linguaggio e
la morte di G. Agamben, Ombre delle idee di U. Curi, Lineamenti di filosofia del diritto ed Enciclopedia
delle scienze filosofiche di F. Hegel, Eros e civiltà di H. Marcuse, L’uomo Mosè e la religione
monoteistica di S. Freud, La lentezza di M. Kundera. In modo inaspettato, bussola del confronto si è
rivelata essere l’affermazione di Foucault, secondo cui ogni ogni tentativo filosofico è un tentativo di
rovesciamento del platonismo – le cui sembianze sono reperebili, a tratti diversi e complementari, in
ciascuna delle opere suddette. Il concetto hegeliano di “Sittlichkeit” (eticità) è sembrato, a questo
proposito, il grimaldello migliore, risultando quindi un orizzonte potente per un possibile pensiero delle
politiche dell’amicizia.

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La volontà di potenza

23 dicembre 2010, quinto giovedì, “La Volontà di Potenza”
Attraverso la lettura preliminare di alcuni frammenti viene tratteggiata la linea evolutiva del concetto di
“volontà di potenza” all’interno nell’opera di F. Nietzsche. L’analisi del destino di questo concetto nella
filosofia del ‘900 ha permesso poi di disegnare una topografia dei più grandi filosofi di questo secolo:
se non si può pensare oggi una qualsivoglia Utopia senza fare i conti con la “volontà di potenza”,
la relazione di questi filosofi con la parola ultima e più controversa dell’autore dello Zarathustra – è
stata avanzata l’ipotesi – potrà forse diventare una punto di vista prospettico per tentare di orientarsi
nel pensiero di questi stessi filosofi, in chiave eminentemente politica.
Posto così in modo inequivocabile Nietzsche su uno dei corni del problema al centro del seminario,
alla luce di questo assunto, si è passati alla introduzione della filosofia di Hegel, con particolare
riferimento alla Logica. Cosa significa leggere infatti Hegel dopo Nietzsche? Su questa domanda, che
è anche una ipotesi di lavoro, si è chiusa la sessione del seminario.

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Fourier

9 dicembre 2010, secondo incontro aperto, Matteo Vegetti, Charles
Fourier
Matteo Vegetti, ricercatore e autore milanese, è intervenuto al seminario introducendo il pensiero di
uno degli utopisti più visionari del secolo XIX, Charles Fourier. La disamina critica dell’opera
dell’utopista francese, dei suoi progetti e delle sue ipotesi comunitarie, ha consentito di tracciare un fil
rouge che ha chiamato in causa diversi e inattesi protagonisti della storia delle idee. La grande mossa
di Fourier che smaschera il moralismo del grande immoralista (e padre del liberalismo) B. Mandeville, il
carattere “paranoico” e libertario del Falansterio, la ricerca della felicità attraverso nuove forme
divisione del lavoro, sono state così riconsiderate all’interno di uno scenario post storico, dove
l’Utopia comunitaria di Fourier ha preso forma nello spazio del Panopticon capitalista, facendo i conti
con l’ipotesi della piccola borghesia planetaria degli hobby e delle comunità hippie. L’ecologia, infine,
si è rivelata essere la prima obiezione oggettiva che ha spinto il sistema liberale ad accogliere nel suo
discorso un elemento ‘valoriale’.

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Ius Publicum Europaeum

24 novembre 2010, quarto giovedì (di mercoledì), Ius PublicumEuropaeum e Utopia

Dopo la lettura, in esergo, di alcune frammenti sul concetto di ‘tempo’ in rapporto alla moda e ladialettica, tratti dalle Tesi sul concetto di storia di W. Benjamin, è stata introdotta l’aporia all’originedella distinzione tra diritto naturale e diritto positivo con l’intento di fornire alcune euristiche per lariflessione sul “Il Nomos della Terra” di C. Schmitt. La disamina dell’opera ha ripercorso l’ “avventura”del Ius Publicum Europeaum (XVI-XiX secolo), soffermandosi sul suo rapporto con il diritto positivo e lagenealogia di alcuni concetti e miti che ne rappresentano il fondamento (Sovranità I Localizzazione IRoma aeterna I Terra e Mare I Katechon). La proposta di interpretare l’opera stessa come una grandefuga intorno al concetto di nichilismo, ha introdotto poi una riflessione sul nichilismo stesso comemetodo e condizione di possibiilità dell’Utopia.

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La volontà generale

11 novembre 2010, terzo giovedì, La Volontà Generale
Preceduta dalla circolazione di una concisa raccolta digitale di frammenti tratti dal Contratto Sociale di
J.J. Rousseau, la seduta, dopo aver riepilogato le questioni che sono state aperte, si rivolge all’esame
del concetto trainante di una delle principali e più feconde utopie prodotte dalla filosofia occidentale,
in particolare nei suoi risvolti, per molti versi opposti, kantiani e nicciani. Questo non facile e non breve
passaggio porta alla proposta, relativa alla domanda conclusiva dell’incontro precedente, di
considerazione di una serie di ricodifiche di variabile. In estrema sintesi, pagando, per la brevità, un
caro prezzo: da “politico come amministrazione” a “politico come amico-nemico” (via Schmitt); da
“politico come amico-nemico” a “comunità” (via Nancy-Blanchot-Agamben); da “comunità” a
“politiche dell’amicizia” (via Derrida); da “politiche dell’amicizia” a “muta” (via Canetti); da “muta” a
“corpo politico” (via Rousseau). Vengono infine individuate sette possibili dirrettrici di un corpo
politico(sostentamento-vivere, ambizione-osare, conoscenza-sapere, sovranità-volere, lottadistruggere,
opera-fare, godimento-godere), sulle quali si infiamma la discussione: ne sono state
dimenticate almeno tre altrettanto fondamentali, ci si chiede perché. Si riaggiorna quindi la seduta.

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Inizio Seminario Le Politiche dell’Amicizia

Oggi, giovedì 30 settembre, inizia il Seminario di Filosofia Politica “Le Politiche dell’Amicizia”

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Carlo Sini

30 ottobre 2010, primo incontro aperto, Carlo Sini
Carlo Sini, luminare della filosofia italiana, nonché maestro di alcuni dei partecipanti, accetta di
partecipare al seminario, in un incontro completamente dialogico. Uno dei punti posti in luce è la
necessità di una certa cautela nel trattare il concetto di opera, là dove forse il punto principale non sta
nell’opera ma nel senz’opera. Non senza una caustica ironia socratica, Sini afferma “piuttosto, mi farei
amico della madre”, rivalutando, in particolare, il significato di chiacchiera, al di là di pendant
heideggeriani a poco prezzo, e il significato di godimento, che potrebbe essere visto come ricerca di
eternità. “Da che luogo parli?”. L’incontro, arricchito della partecipazione di alcuni illustri uditori,
prosegue dapprima su temi relativi al concetto di impresa, croce e delizia di molti discorsi attuali, e
infine sul concetto di mondializzazione, con particolare riferimento alla Cina, alla sua scrittura in
ideogrammi, e all’effetto che su di essa stanno avendo le nuove tecnologie. L’incontro si chiude con
una domanda: “qual è il luogo del politico oggi?”

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Giovedì del seminario

Siamo già al secondo giovedì (ma terzo incontro) e ancora non vi abbiamo raccontato nulla. Io non sono portata temo alle sintesi concettuali quanto alle immagini che vi potrei dare. Se siete interessati ad approfondire puntualmente i passi avanti che abbiamo fatto, le discussioni e le posizioni, potete chiederci gli mp3 dei podcast (tutti gli incontri sono registrati) o venirci a trovare in via Caroli 12.

Per me, vorrei condividere l’entusiasmo di avere tra le mani qualcosa di radicalmente nuovo e diverso dalle esperienze che avevo fatto finora.

In questo post vorrei parlare del sabato in cui ci siamo incontrati per scambiarci i primi appunti sulle letture derridiane, in cui abbiamo messo a fuoco i termini di ciò che avevamo studiato per decidere poi al secondo incontro di ribaltarli da cima a fondo e iniziare, con quest’intesa alle spalle, un nuovo percorso. Era una lunga giornata d’autunno, luminosa e fresca. La ex-cappella appena imbiancata (che ospita il seminario) ci ha trattenuti per ore a confrontarci sulla nostra domanda verso il seminario. Fra le cose più belle che sono affiorate fra gli interventi e le riprese, ne vorrei fermare ed affermare una in particolare: in vari modi, molti di noi hanno ripetuto una ricerca, che la comunicazione fra i partecipanti, durante il seminario, riuscisse a uscire dai limiti stretti della quotidiana comunicazione performativa. In particolare, in riferimento a Joyce e al commento sul Finnegans Wake di Derrida, D. ha parlato di una continua ricerca, da parte di Joyce, di una comunicazione che non si risolvesse nei termini di una comprensione forzata e continua (“Ti amo, mi capisci?” “Voglio che tu mi capisca”) ma che riuscisse a comunicare altrimenti, senza la pretesa della digestione immediata. Nelle ultime pagine del suo libro, Derrida individua tre modi con cui Joyce riesce a raggiungere questa comunicazione non mediata: il sì, il riso, il profumo. Sono spiegazioni lunghe, che non posso riportare qui, ma di sicuro i termini in sé riescono già a dare l’idea del loro significato.

Senza per forza ricodificare di nuovo le possibilità di un’altra comunicazione, quello che con urgenza emergeva anche dalla lettura di Margini di A., o di Glass di F., o della “Carte Postale” di M., ma anche da Limited Ink e dalla Farmacia di Platone, è la ricerca di una comunicazione che si risolva altrimenti dal linguaggio abusato del quotidiano, che ci chieda un diverso impegno, attenzione. So che potrà sembrare banale in questi termini, ma è difficile riuscire a spiegare in poche parole (ancora parole, parole da post) la densità di questa domanda al seminario. Con cui chiudo questo post, ne avrò tanti altri da scrivere :-)

[written by Francesca Sironi]

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Carlo Sini al seminario sulle politiche dell’amicizia

Sabato 30 ottobre, alle 16.30, Carlo Sini, grande maestro della filosfia italiana contemporanea, prenderà parte al seminario di filosofia di G.EN.TE., con un intervento su amicizia e filosofia della storia. Tutti gli interessati possono richiedere la partecipazione a info@fondazionebertini.it

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Utopia

14 ottobre 2010, secondo giovedì, il concetto di Utopia

Dopo una doppia introduzione, relativa da un lato ad alcune implicazioni dell’implicazione logica, A / B, e dall’altro alle pagine 372-380 della traduzione di Colli alla Critica della Ragion Pura di Kant, viene costruita una possibile definizione aciclica di Utopia, composta di sette parti, che può essere formulata, pur nelle evidenti lacunosità e imprecisioni, come segue: un’Utopia è l’assunzione dell’ascesi individuale, collettiva e storica, attraverso una concettualizzazione completa e coerente, che articoli il come e il che, come se il riconoscimento, che è in corso, fosse già avvenuto.Dopo di essa viene ipotizzata, e spiegata diffusamente, una sorta di Prima Proposizione dell’Utopia, che può essere formulata così:
((GeometriaPassioni /\ EtsiDeusNonDaretur) –RegnoDeiFini) –
(VolontàDiPotenza /\ — Utopia).

Allegati: RIFERIMENTI PER UTOPIA E IMMAGINI DIALETTICHE

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Seminario: Start

Il seminario di filosofia politica 2010-2011, sul tema “Le politiche dell’amicizia”, costituisce la prima espressione
del progetto GE.N.TE. (Giovani e Nuove Tecnologie), promosso dalla Fondazione Gaetano Bertini Malgarini
onlus, e forma inoltre il precorso di preparazione di un convegno internazionale, che andrà a situarsi in continuità
con la giornata di studi “Franco Basaglia e la Filosofia del ‘900” del novembre 2009, da cui è uscito il primo libro
della collana “La Pratica del Sapere”.
Il seminario sarà strutturato in sette capitoli (o settimane filosofiche), di tre sedute ciascuno, che avranno luogo a
giovedì alterni dalle 18.00 alle 20.00 presso la sede del progetto G.EN.TE. di Via Caroli 12, Milano. All’interno di
ciascun capitolo, la prima seduta sarà di introduzione, la seconda di lettura, e la terza una lectio di un ricercatore
esterno che abbia navigato il tema.
L’accesso è possibile come “partecipanti” e come “uditori”. Per i partecipanti è gratuito, ma richiede una certa
fatica e un certo impegno. L’ammissione dei “partecipanti” è a invito, a numero chiuso (max 15), riservata ai
giovani con meno di 35 anni e previo colloquio di idoneità. Per gli uditori non costa fatica ma è a pagamento: è
richiesta una donazione minima a Fondazione Bertini Onlus, di 500€ per l’intero seminario, o 50€ per la singola
seduta, ridotti a 250€ e 25€ per chi ha meno di 26 anni.
Per essere ammesso il candidato “partecipante” dovrà:
1) aver selezionato un testo di Derrida, diverso da ‘Le Politiche dell’amicizia’ che tocchi i temi trattati, e che non
sia già stato selezionato da un altro candidato partecipante. In allegato una lista di testi, che può sicuramente
essere integrata
2) essersi immersi in questo testo, con il proprio stile, quale che sia
3) aver trovato in questo testo una sequenza di 3-7 pagine, tanto oscure alla prima lettura quanto chiare alla
terza o alla quarta, e quanto, anche, importanti, sia per l’insieme del testo stesso, sia per il tema dl seminario
toccato
4) superare quindi un colloquio con una delegazione dei partecipanti già selezionati, che consisterà
essenzialmente in un esame per sommi capi della lettura proposta di quella sequenza. I colloqui ‘fase1’ si
terranno fra il 10 e il 20 settembre 2010.
E’ consigliata inoltre la lettura dei capitoli 5 e 6 delle Politiche dell’amicizia di Derrida
Spiegazione della prova:
Non c’è nulla di più noioso che qualcuno che parli di filosofia a qualcun altro che non vuole saperne. Quello che
qui chiamiamo ‘prova’ viene introdotta per eliminare a monte questa possibilità. Ha anche una seconda
funzione: i partecipanti possono prendere parola durante le sedute. Ora, da cosa cominciano a prendere
parola? dalle proprie opinioni? o da certe esperienze, o da una cultura filosofica, o da un interesse pratico, o da
cosa? Ecco, la ‘prova sopra indicata è un tentativo affinché ciascuno abbia un terreno a partire da cui poter
inanellare la propria presa di parola, che cioè sostenga, nel confronto con gli altri e con la cosa, le associazioni
che di volta in volta si paleseranno.
Nota per gli irregolari del pensiero:
I neofiti non si spaventino, anzi. Questo seminario ama rivolgersi proprio a loro. Se animati da una domanda
sincera e disposti a qualche fatica iniziale, troveranno nei testi di Derrida un segreto e sorprendente
interlocutore. A seconda del proprio stile. Nei testi, in particolare, ciascuno può immergersi con il suo stile, quale
che sia. Di cinghiale, di falco, di tessitore di tele, di pantera, così come anche di natante o di palombaro, e tanti
altri. Parlando di filosofia importa spesso più lo stile, che le nozioni.

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Il concetto di opera

30 settembre 2010, primo giovedì, il concetto di opera
La prima seduta viene consacrata a un esame preliminare del concetto di opera, allo scopo di non subire ciecamente questa o quella delle sue declinazioni, cercando bensì di sapere che cosa mai ci si appresti a fare, vedendone le possibilità insieme ai limiti. Viene quindi enucleata una sorta di “madre delle opere”, una madre con tre seni, chiacchiera, tecnica e godimento, rispetto alla quale sembra di reperire una sorta di monito: “tu sarai un uomo soltanto se prenderai congedo da tua madre, assoggettandoti a uno dei generi di opera”. I possibili generi individuati, e rapidamente passati in rassegna, sono:
  • 1. pedagogia Introduttiva,
  • 2. ricerca acribica,
  • 3. satira e requisitoria morale,
  • 4.filosofia naturalista,
  • 5. opera metafisica,
  • 6. sacerdozio nel sistema egiziano delle caste,
  • 7. manifesto politico,
  • 8. enciclica,
  • 9. software,
  • 10. parresia,
  • 11. immagini dialettiche,
  • 12. utopia, possibile ordine in cui gli ultimi due si pongono più come appendice che come prosecuzione della serie.
  • Viene di comune accordo stabilito di cominciare ad approfondire l’ultimo.

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    Ammissione al seminario

    25 settembre 2010, seduta di ammissione

    Gli otto candidati partecipanti ricapitolano i testi, inerenti al tema, che ciascuno avrebbe utilizzato
    come punto di partenza, che, oltre ai precedentemente citati, sono, in ordine sparso, i seguenti:
    Margini, La Farmacia di Platone, Limited Inc., La Carta Postale, Glas, Ulisse Grammofono, più due
    eccezioni rappresentate da testi non di Derrida, ma potenzialmente decisivi per affrontare il tema: Il
    Nomos della Terra di Carl Schmitt, e i Passages di Parigi di Walter Benjamin. Il confronto live fra i punti
    di vista personali e indipendenti dei singoli partecipanti riesce in modo sorpendente e forse irripetibile
    a mettere in forma questa apparentemente eterogenea bibliografia.

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    modalità di partecipazione al Seminario

    L’accesso è possibile come “partecipanti” e come “uditori”. Per i partecipanti è gratuito, ma richiede una certa
    fatica e un certo impegno. L’ammissione dei “partecipanti” è a invito, a numero chiuso (max 15), riservata ai
    giovani con meno di 35 anni e previo colloquio di idoneità. Per gli uditori non costa fatica ma è a pagamento: è
    richiesta una donazione minima a Fondazione Bertini Onlus, di 500€ per l’intero seminario, o 50€ per la singola
    seduta, ridotti a 250€ e 25€ per chi ha meno di 26 anni.
    Per essere ammesso il candidato “partecipante” dovrà:
    1) aver selezionato un testo di Derrida, diverso da ‘Le Politiche dell’amicizia’ che tocchi i temi trattati, e che non
    sia già stato selezionato da un altro candidato partecipante. In allegato una lista di testi, che può sicuramente
    essere integrata
    2) essersi immersi in questo testo, con il proprio stile, quale che sia
    3) aver trovato in questo testo una sequenza di 3-7 pagine, tanto oscure alla prima lettura quanto chiare alla
    terza o alla quarta, e quanto, anche, importanti, sia per l’insieme del testo stesso, sia per il tema dl seminario
    toccato
    E’ consigliata inoltre la lettura dei capitoli 5 e 6 delle Politiche dell’amicizia di Derrida

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    Iscrizioni al Seminario aperte!

    Da oggi al 15 settembre siete in tempo per iscrivervi al Seminario di FIlosofia Politica “Le Politiche dell’Amicizia”. Il seminario, che prenderà avvio il 30 settembre, avrà luogo nell’ex oratorio di via Caroli un giovedì sì e uno no da ottobre a fine giugno. Il responsabile del Seminario è Giovanni Sironi.

    I partecipanti sono tenuti a preparare ognuno un volume di Jacques Derrida per poter contribuire alla discussione.

    E’ possibile seguire gli incontri anche da uditori, oltre che da partecipanti, previa pagamento di una quota di iscrizione.

    All’incontro di apertura del 30 settembre è prevista la partecipazione di Carlo Sini come ospite d’onore.

    Per iscriversi come partecipante scrivete a:

    info@genteonlus.org

    Per informazioni sui prezzi e le modalità di partecipazione in qualità di uditori scrivete, con esplicitato in oggetto “uditore”, a:

    info@genteonlus.org

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    Seminario Le Politiche dell’Amicizia

    Settembre è arrivato, con l’aria pulita e il cielo azzurro dei suoi giorni migliori, e anche noi siamo pronti a partire.  A breve prenderà avvio il primo progetto di G.E.N.TE., un Seminario sulle Politiche dell’Amicizia, che inizierà il 30 settembre dopo alcuni colloqui preliminari per i partecipanti che andranno dal 15 al 20 settembre.

    Il seminario, che prende nome da un volume di Jacques Derrida, coinvolgerà partecipanti e uditori in un percorso d’un anno di riflessione sui temi dell’amicizia, della comunità, dell’impresa, a partire dallo studio di testi dell’autore. Ognuno dei partecipanti avrà infatti il compito di studiare e approfondire uno degli scritti di Jacques Derrida per poterne conferire con gli altri durante le sedute di studio, che avverrano un giovedì sì e uno no dal 30 settembre al 30 giugno.
    Seguendo i link qui riportati potrete scaricare i documenti condivisi durante l’incontro di presentazione del Seminario, l’intervento di Giovanni intitolato “Leggere Derrida” e la mappa degli 11 concetti chiave.

    “Leggere Derrida”

    La mappa degli 11 concetti chiave

    Ecco infine il link dal quale potrete scaricare delle scansioni di pagine e libri che abbiamo reputato potessero essere interessanti per tutti:

    Scansioni libri

    Vi troverete:
    - il capitolo secondo ( “Lo spirito libero”) di Al di là del bene e del male di Nietzsche
    - le pagine dedicate a “Indipendenza e dipendenza dell’autocoscienza; signoria e virtù” della Fenomenologia dello Spirito di Hegel
    - la “Introduzione alla lettura di Hegel” di Kojève (che era stata consigliata come lettura propedeutica durante la discussione di lunedì)
    - delle pagine scelte de “La filosofia nell’epoca tragica dei Greci” di Nietzsche e infine i capitoli 5 e 6 de “Le Politiche dell’Amicizia” di Derrida, lettura obbligatoria per tutti coloro che parteciperanno al Seminario.

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    Leggere Derrida

    26 luglio 2010, “Leggere Derrida”

    Viene introdotta brevemente la figura di Derrida, sotto due particolari aspetti: il suo rapporto con iriferimenti politici del Novecento e la discontinuità, nella sua produzione, presentata dagli anni 92-94 (Spettri di Marx, Le Politiche dell’amicizia, Cosmopoliti di tutto il mondo ancora uno sforzo).  Derrida risulta come l’unico dei grandi filosofi del Novecento che è anagraficamente sopravvissuto al crollodelle utopie avvenuto negli anni ottanta, e questi tre testi vengono individuati come un tentativoprezioso e isolato, quasi unico nel suo genere, di pensare questo accadimento.

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