Fuori Dove 2010 il racconto

E’ con immensa gioia e tanta carica che arriviamo a questo lunedì reduci dalla terza edizione di Fuori Dove?, la giornata per portare la Salute Mentale al Centro di Milano. Il tema di quest’anno era “dare voce al disagio” e ci siamo riusciti ancora, salvati sull’isola di Piazza dei Mercanti dalla fiumana nerazzurra che dalle due del pomeriggio ha iniziato a riversarsi in Duomo. Una sfida a suon di musica e trombette, da cui si è levata alta la voce dell’Orchestra di Piazza Vittorio, in un concerto entusiasmante e partecipato.
Ma andiamo con ordine:
Il dibattitto del mattino ha coinvolto voci importanti del mondo della salute mentale milanese e non solo.
Teresa Melorio ha illustrato l’importante progetto del Museo di Arte Contemporanea del Paolo Pini, ex manicomio di Milano,progetto a cui stanno partecipando personalità del mondo dell’arte e che è riuscito a dare una nuova valenza, storica e sociale, ai muri dei padiglioni dipinti dagli internati dell’allora manicomio. L’arte come via di fuga, di espressione e di cambiamento della propria condizione è stato anche l’oggetto del discorso di Paola Banone, danzaterapeuta del progetto artistico VIDA, dove persone che hanno attraversato un problema di disagio mentale, persone con handicap fisici e “normali cittadini” si ritrovano a danzare insieme per riscoprire un nuovo legame con il corpo e fra di loro, riuscendo ad esprimere forti emozioni che ci hanno fatto “assaggiare” con un breve spettacolo che hanno tenuto alle 15 in piazza. La parola è passata quindi a Cristina Pietrantonio, che con un video girato a Pergine ha raccontato l’esperienza della rivalorizzazione dell’enorme manicomio di Pergine, piccola cittadina della Provincia Autonoma di Trento, tristemente famosa a lungo come “città dei matti” per la grandezza spropositata del suo Manicomio. Associazioni e Comune si sono impegnati, dal giorno della chiusura dell’istituto di detenzione, a dare nuova vita all’enorme area dismessa,cercando di ricordare il dolore che lì si era consumato con una nuova forza per il futuro. Dal video, la voce sconcertata di un volontario che racconta il giorno in cui erano entrati nei saloni abbandonati: “sembrava fossero scappati tutti di fretta, senza guardare l’orrore che si lasciavano alle spalle trovammo tavole ancora apparecchiate, letti sfatti, oggetti accatastati per terra. Tutto questo si doveva trasmettere a chi sarebbe venuto do
mani”. E a Pergine ora ha luogo uno dei progetti più interessanti in ambito artistico legati alla salute mentale, un luogo di incontro fra tante arti (visiva, teatrale, danza e formazione) con al centro la differenza. Dopo  Cristina ha preso la parola Massimo Cirri, giornalista e psicologo, uno dei primi a proporre programmi in cui a parlare fossero anche utenti e giovani con disagio.
Conduttore della trasmissione “Caterpillar” su Radio2, ha avviato da poco un nuovo progetto per parlare di salute mentale in Radio, con Radio Popolare. Un programma che propone una sfida, chiedendo a personaggi noti del mondo dello spettacolo e non solo la loro relazione con la follia; a patire da Eugenio Scalfari (“Senatore, ma lei è matto?” “in fondo devo ammettere di sì”) Dario Vergassola e tanti altri che stanno passando dallo studio di Cirri. Ma l’opera di Cirri non si ferma alla sensibilizzazione “ironica” sul tema: da mesi ha avviato un tavolo di discussione con l’ordine nazionale dei giornalisti e varie associaizoni di professionisti della comunicazione per riflettere sulle “parole da usare” parlando di follia, e questo punto di vista critico importantissimo (quanto significa la comunicazione nella formazione dello stigma fra la gente!) ci ricorda la voce pregnante di Borgna al convegno del 10 dicembre, quando ricordava la necessità di rivolgersi agli uomini con “parole delicate”, così lontane dai titoli tuonanti e performativi dei giornali.
La discussione si è accesa con un riferimento di Massimo Cirri ai “tavoli sulla pericolosità sociale” indetti tempo fa dal Comune per far fronte ad una “emergenza sicurezza” che coinvolgeva anche i soggetti con problemi psichici. Il pungente riferimento di Cirri è stato subito preso al balzo dall’assessore alla salute Gianpaolo Landi di Chiavenna, che, nel suo intervento finale per i saluti istituzionali, ha risposto a Cirri e alla platea in merito al problema di questi tavoli, e alla necessità di confrontarsi e fare rete per dare risposte adeguate alle esigenze del territorio. Un bel dibattito ne ha avuto luogo, dove si è discussa la scelta del Comune e la necessità di proteggere sempre, prima di tutto, chi soffre di un disagio psichico. Alla fine i saluti di Giuseppe Barbisoni, responsabile dell’assessorato alla Politiche Sociali della Provincia di Milano, hanno concluso l’intensa mattinata.
Dopo il ricco Buffet a cura del Laboratorio Procaccini, è iniziata la parentesi artistica della giornata, con un intervallo jazz curato dai Civici Corsi Jazz di Milano (alla voce la bravissima Emanuela Cortesi, anche lei volontaria dell’associaiozne Territori) e uno spettacolo di danza dell’Associazione Vi.D.A.
Alle 15.30, nonostante l’aumento di decibel tifosi in strada e intorno alla piazza, abbiamo potuto condividire con Fabrizio Gifuni, interprete di Franco Basaglia nella fiction omonima, il suo percorso artistico e umano nei meandri oscuri dei manicomi e nei percorsi della loro distruzione, tramite la figura chiave di un uomo, Franco Basaglia, che Fabrizio ha studiato a lungo per portarlo in scena. Un’occasione unica di comunicare un grande passo in avanti della società italiana, e di trasmettete, con un cast in cui molti ragazzi non erano attori ma veri giovani con un disagio psichico, valori non certo banali in prima serata su Rai2. Non una biografia quindi, ma un esperimento per comunicare una grande avventura che ancora oggi fatichiamo ad applicare, è stata la fiction Franco basaglia e il ruolo del suo principale interprete Fabrizio Gifuni.
Insieme a Fabrizio a parlare Antonio Rezza e Flavia Mastrella, con i giovani vincitori del concorso video internazionale “Mind The Difference” (www.mindthedifference.com).
Dopo l’ultimo giro di parole, pausa sound check e ha inizio il concerto dell’Orchestra di Piazza Vittorio, 18 giovani da tutto il mondo, condotti da Mario Tronco, che hanno galvanizzato la piccola folla danzante antistante il palco, superando di migliaia di decibel il caos ormai completo della tifoseria interista radunata in Duomo. 60 minuti di musica cubana, napoletana, afrcana, latinoamericana, asiatica e satellitare per dare una nuova voce a disagi diversi, diventati arte allo stato puro.
E quando anche i più fedeli sono scappati dalla piazza, siamo rimasti in pochi, ma stoici e di schiena buona, a smontare l’ambaradan della giornata, mentre il maxi sopramarino giallo della band (ovvero il tir dei tecnici del suono) attraversava indomito la piazza e la folla per recuperarci.
Ringraziamo di cuore tutti coloro che hanno attraversato, partecipato, addocchiato, amato, questa giornata e il suo spirito ballerino. Alla prossima e ai prossimi progetti insieme.

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Fuori Dove? 2010

Un’iniziativa pubblica per discutere e far discutere sul rapporto tra il disagio psichico e Il territorio a trent’anni dalla chiusura dei manicomi
L’iniziativa “Fuori Dove?” per i trent’anni della legge Basaglia promossa a maggio del 2008 da Fondazione Bertini in collaborazione con Territori, Opla, Itaca, Tartavela, Urasam, con la partnership del Comune e della Provincia di Milano ha riscosso un notevole successo. In particolare siamo riusciti a costruire un’iniziativa non artificiale nè calata dall’alto, ma condivisa da più realtà del territorio, abbiamo coinvolto un discreto numero di operatori e cittadini, e il tutto a partire da un’idea semplicissima: aprire uno spazio dove gli utenti dei servizi potessero esprimersi con forza e in libertà riallacciando i fili del tessuto che li lega al territorio della nostra città, e venendo da questi ripagati con un’attivissima partecipazione.
Oltre ad un dibattito durante la mattinata, i concerti nel pomeriggio ed allo spettacolo teatrale la sera, durante tutta la giornata sono state esposte in via Dante le fotografie vincitrici del concorso “fuori dove?”, premiate nel primo pomeriggio da Berengo Gardin. Sono stati inoltre allestiti banchetti con materiale informativo e produzioni degli utenti (magliette serigrafate, video, sculture) affiancati da un buffet e da un media center anch’essi realizzati con la partecipazione degli utenti dei servizi psichiatrici milanesi.
Tutto questo con l’intento di realizzare una giornata per loro, per gli utenti di un sistema che ha bisogno di rinnovarsi, di interpretare nuovamente uno dei pilastri della filosofia con cui vennero chiusi i manicomi trent’anni fa: la territorialità, la possibilità di vivere, per le persone che soffrono di un disagio psichico, all’interno della società, non esclusi da essa. Ma anche una giornata per tutti, per affrontare insieme un mondo sconosciuto e sfuggente, per informare, coinvolgere ed interessare su questi problemi, su queste possibilità.
L’esperienza e l’opera di Franco Basaglia (testimoniata direttamente da ospiti quali Mario Colucci) sono stati l’interlocutore unanime di una giornata di ricerca tra i percorsi presenti sul territorio, sia nel campo dell’analisi e della psichiatria che in quello del reinserimento lavorativo, delle istituzioni e delle associazioni. Non si è trattato però una ricerca solamente “tecnica”; artisti come Antonio Rezza, Flavia Mastrella, ViolaPsiche, hanno dato voce ad un’altra ricerca, la ricerca della diversità che abita in tutti noi, della mente che ci unisce, immancabilmente, alla follia.

Un’iniziativa pubblica per discutere e far discutere sul rapporto tra il disagio psichico e Il territorio a trent’anni dalla chiusura dei manicomi
L’iniziativa “Fuori Dove?” per i trent’anni della legge Basaglia promossa a maggio del 2008 da Fondazione Bertini in collaborazione con Territori, Opla, Itaca, Tartavela, Urasam, con la partnership del Comune e della Provincia di Milano ha riscosso un notevole successo. In particolare siamo riusciti a costruire un’iniziativa non artificiale nè calata dall’alto, ma condivisa da più realtà del territorio, abbiamo coinvolto un discreto numero di operatori e cittadini, e il tutto a partire da un’idea semplicissima: aprire uno spazio dove gli utenti dei servizi potessero esprimersi con forza e in libertà riallacciando i fili del tessuto che li lega al territorio della nostra città, e venendo da questi ripagati con un’attivissima partecipazione.
Oltre ad un dibattito durante la mattinata, i concerti nel pomeriggio ed allo spettacolo teatrale la sera, durante tutta la giornata sono state esposte in via Dante le fotografie vincitrici del concorso “fuori dove?”, premiate nel primo pomeriggio da Berengo Gardin. Sono stati inoltre allestiti banchetti con materiale informativo e produzioni degli utenti (magliette serigrafate, video, sculture) affiancati da un buffet e da un media center anch’essi realizzati con la partecipazione degli utenti dei servizi psichiatrici milanesi.
Tutto questo con l’intento di realizzare una giornata per loro, per gli utenti di un sistema che ha bisogno di rinnovarsi, di interpretare nuovamente uno dei pilastri della filosofia con cui vennero chiusi i manicomi trent’anni fa: la territorialità, la possibilità di vivere, per le persone che soffrono di un disagio psichico, all’interno della società, non esclusi da essa. Ma anche una giornata per tutti, per affrontare insieme un mondo sconosciuto e sfuggente, per informare, coinvolgere ed interessare su questi problemi, su queste possibilità.
L’esperienza e l’opera di Franco Basaglia (testimoniata direttamente da ospiti quali Mario Colucci) sono stati l’interlocutore unanime di una giornata di ricerca tra i percorsi presenti sul territorio, sia nel campo dell’analisi e della psichiatria che in quello del reinserimento lavorativo, delle istituzioni e delle associazioni. Non si è trattato però una ricerca solamente “tecnica”; artisti come Antonio Rezza, Flavia Mastrella, ViolaPsiche, hanno dato voce ad un’altra ricerca, la ricerca della diversità che abita in tutti noi, della mente che ci unisce, immancabilmente, alla follia.

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