reportage

Reportage dalle iniziative di G.EN.TE, Giovani e Nuove Tecnologie: racconti dei partecipanti, dei promotori e non solo.

Corso di Archiviazione Digitale

E’ iniziato il corso di archiviazione digitale!

Il corso ha sede presso la Casa Editrice Bema e prevede il coinvolgimento di diverse figure professionali provenienti dal mondo dell’editoria digitale come formatori del corso.

I partecipanti, tra i 16 e i 25 anni,  inviati da servizi e comunità della città di Milano, provenienti da Paesi diversi,  Kosovo alla Costa D’Avorio , saranno i primi protagonisti di questo format innovativo di educazione.

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Leibniz Non For Profit

Fondazione Bertini Onlus ha fra le proprie attività istituzionali principali lo sviluppo di piattaforme informatiche con partner pubblici o del terzo settore al fine di rendere maggiore l’impatto sociale di questi.

Attualmente le installazioni attive o in corso di attivazione di Leibniz Non For Profit sono:

- Sistema Milano (Comune di Milano), gestionale per la messa a sistema dell’attività di 14 enti su tre diversi target (ROM, Senza dimora, Rifugiati)

- Progetto RRA (Regione Lombardia), mappatura qualitativa, relazionale, con georeferenziazione avanzata e output statistici degli inserimenti abitativi di utenti psichiatrici in Regione Lombardia

- Ranevolanti (Fondazione Cariplo), hub di gestione e pubblicazione dati e contenuti di un progetto triennale di coesione sociale che coinvolge 22 associazioni su Via Padova Altre platform sono in corso di discussione.

E’ questo, a tre anni dalla nascita, un grande risultato dell’area ricerche della Fondazione, che corrisponde nel modo migliore all’articolo 3 dello statuto stabilito dai Fondatori:

“La fondazione si propone di promuovere e realizzare interventi ed iniziative finalizzate al sostegno, all’assistenza, alla cura ed al recupero delle persone – adulti, giovani e bambini – che versano in ragione di disagio psichico, emotivo, economico e familiare, sia esso congenito o sopravvenuto, permanente o temporaneo, con lo scopo di migliorarne la qualità della vita, principalmente attraverso lo sviluppo dell’indipendenza, dell’autostima e dell’autonomia delle persone. La fondazione si propone, altresì, di diffondere i principi della solidarietà tra persone di razza e culture differenti, contribuendo alla loro integrazione sociale ed economica nella società italiana attraverso la pacifica convivenza ed il rispetto delle differenti identità culturali. [...]

“La fondazione potrà, inoltre, organizzare manifestazioni e spettacoli per diffondere tra i giovani la cultura della tutela e valorizzazione della vita; sostenere e promuovere la ricerca scientifica finalizzata alla prevenzione, diagnosi e cura di patologie sociali e forme di emarginazione sociale; sostenere la ricerca di base, nei settori e nelle materie che presentano collegamenti e sinergie con le finalità istituzionali della fondazione, svolta direttamente o attraverso università, enti di ricerca e altre fondazioni.”

cfr. http://www.fondazionebertini.it/statuto.htm

Chi fosse interessato ad avere Fondazione Bertini come partner informatico per un progetto di solidarietà sociale può scrivere a giovanni.sironi [at] fondazionebertini.it

Read more at this page
http://www.genteonlus.org/leibniz/

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Outline del Seminario

immagine interlocutoria per il nostro seminario

Raccogliamo qui ‘work in progress’, l’indice di tutte le sedute finora avvenute, o in corso di avvenimento, del seminario 2010-2011 Le politiche dell’Amicizia. Ciascuna seduta ha poi il suo spazio a sè, a cui si può accedere semplicemente seguendo i link qui sottostanti. Questo tipo di presentazione può senz’altro apparire imperfetto, ma soltanto a seminario ultimato il quadro d’insieme della ricerca che stiamo facendo, senza sapere dove porterà, potrà arrivare alla forma che gli spetta.

Questo è quanto avvenuto finora nel nostro seminario.

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Del platonismo e del suo rovescio

13 gennaio 2011, sesto giovedì, “Del Platonismo e del suo rovescio”:
Il seminario tenutosi dopo la pausa natalizia si è aperto con un confronto libero fra i partecipanti, a
partire dalle opere che hanno, durante la pausa, orientato i loro studi; in ordine sparso: Il linguaggio e
la morte di G. Agamben, Ombre delle idee di U. Curi, Lineamenti di filosofia del diritto ed Enciclopedia
delle scienze filosofiche di F. Hegel, Eros e civiltà di H. Marcuse, L’uomo Mosè e la religione
monoteistica di S. Freud, La lentezza di M. Kundera. In modo inaspettato, bussola del confronto si è
rivelata essere l’affermazione di Foucault, secondo cui ogni ogni tentativo filosofico è un tentativo di
rovesciamento del platonismo – le cui sembianze sono reperebili, a tratti diversi e complementari, in
ciascuna delle opere suddette. Il concetto hegeliano di “Sittlichkeit” (eticità) è sembrato, a questo
proposito, il grimaldello migliore, risultando quindi un orizzonte potente per un possibile pensiero delle
politiche dell’amicizia.

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La volontà di potenza

23 dicembre 2010, quinto giovedì, “La Volontà di Potenza”
Attraverso la lettura preliminare di alcuni frammenti viene tratteggiata la linea evolutiva del concetto di
“volontà di potenza” all’interno nell’opera di F. Nietzsche. L’analisi del destino di questo concetto nella
filosofia del ‘900 ha permesso poi di disegnare una topografia dei più grandi filosofi di questo secolo:
se non si può pensare oggi una qualsivoglia Utopia senza fare i conti con la “volontà di potenza”,
la relazione di questi filosofi con la parola ultima e più controversa dell’autore dello Zarathustra – è
stata avanzata l’ipotesi – potrà forse diventare una punto di vista prospettico per tentare di orientarsi
nel pensiero di questi stessi filosofi, in chiave eminentemente politica.
Posto così in modo inequivocabile Nietzsche su uno dei corni del problema al centro del seminario,
alla luce di questo assunto, si è passati alla introduzione della filosofia di Hegel, con particolare
riferimento alla Logica. Cosa significa leggere infatti Hegel dopo Nietzsche? Su questa domanda, che
è anche una ipotesi di lavoro, si è chiusa la sessione del seminario.

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Fourier

9 dicembre 2010, secondo incontro aperto, Matteo Vegetti, Charles
Fourier
Matteo Vegetti, ricercatore e autore milanese, è intervenuto al seminario introducendo il pensiero di
uno degli utopisti più visionari del secolo XIX, Charles Fourier. La disamina critica dell’opera
dell’utopista francese, dei suoi progetti e delle sue ipotesi comunitarie, ha consentito di tracciare un fil
rouge che ha chiamato in causa diversi e inattesi protagonisti della storia delle idee. La grande mossa
di Fourier che smaschera il moralismo del grande immoralista (e padre del liberalismo) B. Mandeville, il
carattere “paranoico” e libertario del Falansterio, la ricerca della felicità attraverso nuove forme
divisione del lavoro, sono state così riconsiderate all’interno di uno scenario post storico, dove
l’Utopia comunitaria di Fourier ha preso forma nello spazio del Panopticon capitalista, facendo i conti
con l’ipotesi della piccola borghesia planetaria degli hobby e delle comunità hippie. L’ecologia, infine,
si è rivelata essere la prima obiezione oggettiva che ha spinto il sistema liberale ad accogliere nel suo
discorso un elemento ‘valoriale’.

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Ius Publicum Europaeum

24 novembre 2010, quarto giovedì (di mercoledì), Ius PublicumEuropaeum e Utopia

Dopo la lettura, in esergo, di alcune frammenti sul concetto di ‘tempo’ in rapporto alla moda e ladialettica, tratti dalle Tesi sul concetto di storia di W. Benjamin, è stata introdotta l’aporia all’originedella distinzione tra diritto naturale e diritto positivo con l’intento di fornire alcune euristiche per lariflessione sul “Il Nomos della Terra” di C. Schmitt. La disamina dell’opera ha ripercorso l’ “avventura”del Ius Publicum Europeaum (XVI-XiX secolo), soffermandosi sul suo rapporto con il diritto positivo e lagenealogia di alcuni concetti e miti che ne rappresentano il fondamento (Sovranità I Localizzazione IRoma aeterna I Terra e Mare I Katechon). La proposta di interpretare l’opera stessa come una grandefuga intorno al concetto di nichilismo, ha introdotto poi una riflessione sul nichilismo stesso comemetodo e condizione di possibiilità dell’Utopia.

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La volontà generale

11 novembre 2010, terzo giovedì, La Volontà Generale
Preceduta dalla circolazione di una concisa raccolta digitale di frammenti tratti dal Contratto Sociale di
J.J. Rousseau, la seduta, dopo aver riepilogato le questioni che sono state aperte, si rivolge all’esame
del concetto trainante di una delle principali e più feconde utopie prodotte dalla filosofia occidentale,
in particolare nei suoi risvolti, per molti versi opposti, kantiani e nicciani. Questo non facile e non breve
passaggio porta alla proposta, relativa alla domanda conclusiva dell’incontro precedente, di
considerazione di una serie di ricodifiche di variabile. In estrema sintesi, pagando, per la brevità, un
caro prezzo: da “politico come amministrazione” a “politico come amico-nemico” (via Schmitt); da
“politico come amico-nemico” a “comunità” (via Nancy-Blanchot-Agamben); da “comunità” a
“politiche dell’amicizia” (via Derrida); da “politiche dell’amicizia” a “muta” (via Canetti); da “muta” a
“corpo politico” (via Rousseau). Vengono infine individuate sette possibili dirrettrici di un corpo
politico(sostentamento-vivere, ambizione-osare, conoscenza-sapere, sovranità-volere, lottadistruggere,
opera-fare, godimento-godere), sulle quali si infiamma la discussione: ne sono state
dimenticate almeno tre altrettanto fondamentali, ci si chiede perché. Si riaggiorna quindi la seduta.

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Carlo Sini

30 ottobre 2010, primo incontro aperto, Carlo Sini
Carlo Sini, luminare della filosofia italiana, nonché maestro di alcuni dei partecipanti, accetta di
partecipare al seminario, in un incontro completamente dialogico. Uno dei punti posti in luce è la
necessità di una certa cautela nel trattare il concetto di opera, là dove forse il punto principale non sta
nell’opera ma nel senz’opera. Non senza una caustica ironia socratica, Sini afferma “piuttosto, mi farei
amico della madre”, rivalutando, in particolare, il significato di chiacchiera, al di là di pendant
heideggeriani a poco prezzo, e il significato di godimento, che potrebbe essere visto come ricerca di
eternità. “Da che luogo parli?”. L’incontro, arricchito della partecipazione di alcuni illustri uditori,
prosegue dapprima su temi relativi al concetto di impresa, croce e delizia di molti discorsi attuali, e
infine sul concetto di mondializzazione, con particolare riferimento alla Cina, alla sua scrittura in
ideogrammi, e all’effetto che su di essa stanno avendo le nuove tecnologie. L’incontro si chiude con
una domanda: “qual è il luogo del politico oggi?”

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Giovedì del seminario

Siamo già al secondo giovedì (ma terzo incontro) e ancora non vi abbiamo raccontato nulla. Io non sono portata temo alle sintesi concettuali quanto alle immagini che vi potrei dare. Se siete interessati ad approfondire puntualmente i passi avanti che abbiamo fatto, le discussioni e le posizioni, potete chiederci gli mp3 dei podcast (tutti gli incontri sono registrati) o venirci a trovare in via Caroli 12.

Per me, vorrei condividere l’entusiasmo di avere tra le mani qualcosa di radicalmente nuovo e diverso dalle esperienze che avevo fatto finora.

In questo post vorrei parlare del sabato in cui ci siamo incontrati per scambiarci i primi appunti sulle letture derridiane, in cui abbiamo messo a fuoco i termini di ciò che avevamo studiato per decidere poi al secondo incontro di ribaltarli da cima a fondo e iniziare, con quest’intesa alle spalle, un nuovo percorso. Era una lunga giornata d’autunno, luminosa e fresca. La ex-cappella appena imbiancata (che ospita il seminario) ci ha trattenuti per ore a confrontarci sulla nostra domanda verso il seminario. Fra le cose più belle che sono affiorate fra gli interventi e le riprese, ne vorrei fermare ed affermare una in particolare: in vari modi, molti di noi hanno ripetuto una ricerca, che la comunicazione fra i partecipanti, durante il seminario, riuscisse a uscire dai limiti stretti della quotidiana comunicazione performativa. In particolare, in riferimento a Joyce e al commento sul Finnegans Wake di Derrida, D. ha parlato di una continua ricerca, da parte di Joyce, di una comunicazione che non si risolvesse nei termini di una comprensione forzata e continua (“Ti amo, mi capisci?” “Voglio che tu mi capisca”) ma che riuscisse a comunicare altrimenti, senza la pretesa della digestione immediata. Nelle ultime pagine del suo libro, Derrida individua tre modi con cui Joyce riesce a raggiungere questa comunicazione non mediata: il sì, il riso, il profumo. Sono spiegazioni lunghe, che non posso riportare qui, ma di sicuro i termini in sé riescono già a dare l’idea del loro significato.

Senza per forza ricodificare di nuovo le possibilità di un’altra comunicazione, quello che con urgenza emergeva anche dalla lettura di Margini di A., o di Glass di F., o della “Carte Postale” di M., ma anche da Limited Ink e dalla Farmacia di Platone, è la ricerca di una comunicazione che si risolva altrimenti dal linguaggio abusato del quotidiano, che ci chieda un diverso impegno, attenzione. So che potrà sembrare banale in questi termini, ma è difficile riuscire a spiegare in poche parole (ancora parole, parole da post) la densità di questa domanda al seminario. Con cui chiudo questo post, ne avrò tanti altri da scrivere :-)

[written by Francesca Sironi]

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Utopia

14 ottobre 2010, secondo giovedì, il concetto di Utopia

Dopo una doppia introduzione, relativa da un lato ad alcune implicazioni dell’implicazione logica, A / B, e dall’altro alle pagine 372-380 della traduzione di Colli alla Critica della Ragion Pura di Kant, viene costruita una possibile definizione aciclica di Utopia, composta di sette parti, che può essere formulata, pur nelle evidenti lacunosità e imprecisioni, come segue: un’Utopia è l’assunzione dell’ascesi individuale, collettiva e storica, attraverso una concettualizzazione completa e coerente, che articoli il come e il che, come se il riconoscimento, che è in corso, fosse già avvenuto.Dopo di essa viene ipotizzata, e spiegata diffusamente, una sorta di Prima Proposizione dell’Utopia, che può essere formulata così:
((GeometriaPassioni /\ EtsiDeusNonDaretur) –RegnoDeiFini) –
(VolontàDiPotenza /\ — Utopia).

Allegati: RIFERIMENTI PER UTOPIA E IMMAGINI DIALETTICHE

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Arti Pratiche

G.EN.TE. non è fatta di pura tecnologia, anzi la tecnologia può avere respiro solo se esiste convivialità, e più in generale prospettive di concreta quotidianità con cui si possa intrecciare. E a noi di G.EN.TE. piace pensare questa concreta quotidianità soprattutto a favore di chi soffre del proprio disagio. Il ristorante, I corsi di inserimento lavorativo qualificato, le attività sportive all’esterno, avranno il comune obiettivo di aprire percorsi di vera (cioè non finta, non semplicemente annunciata, voluta, o desiderata, mentre nei fatti negletta e misconosciuta) inclusione sociale, dove possa accadere l’incontro fra persone molto diverse. Avremo alcuni fra i migliori chef stellati italiani come primi nostri testimonial, perché è questa – ma non solo – la G.EN.TE. che vogliamo.

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Che cosa possiamo concepire per MUSE?

Che fine ha fatto la musica con la tecnologia, o meglio che fine ha fatto fare la tecnologia alla musica?
Che musica e che tecnologia consumano e producono i nostri figli?
Che progetti sensati sono ancora proponibili, al di là di macchine che producano spartiti a partire da algoritmi generati dall’ufficio marketing-dell’-adolescenza?

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Chi sono i giovani a cui ci rivolgiamo

Sono i giovani che oggi sanno non spaventarsi – davanti alla diversità, alla sofferenza, così come alla tecnologia, e alla dura fatica che qualsiasi invenzione comporta.
Giovani sotto i trentacinque anni o passati da non molto, stranieri e non, normodotati e non, detenuti e non, rifugiati e non, con una storia di disagio psichico e non.
Giovani che hanno soprattutto tanto da chiedere, e per questo anche qualcosa da mettere.

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Consuetudines, convegno su impresa, amicizia e filosofia

E’ attualmente in corso di progettazione un convegno, per l’autunno 2011, che esplori, al termine del seminario in corso, strade e concetti non molto battuti in filosofia. G.EN.TE. è orgogliosa di avere, all’interno del comitato scientifico, Carlo Sini e Massimo Recalcati

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Il concetto di opera

30 settembre 2010, primo giovedì, il concetto di opera
La prima seduta viene consacrata a un esame preliminare del concetto di opera, allo scopo di non subire ciecamente questa o quella delle sue declinazioni, cercando bensì di sapere che cosa mai ci si appresti a fare, vedendone le possibilità insieme ai limiti. Viene quindi enucleata una sorta di “madre delle opere”, una madre con tre seni, chiacchiera, tecnica e godimento, rispetto alla quale sembra di reperire una sorta di monito: “tu sarai un uomo soltanto se prenderai congedo da tua madre, assoggettandoti a uno dei generi di opera”. I possibili generi individuati, e rapidamente passati in rassegna, sono:
  • 1. pedagogia Introduttiva,
  • 2. ricerca acribica,
  • 3. satira e requisitoria morale,
  • 4.filosofia naturalista,
  • 5. opera metafisica,
  • 6. sacerdozio nel sistema egiziano delle caste,
  • 7. manifesto politico,
  • 8. enciclica,
  • 9. software,
  • 10. parresia,
  • 11. immagini dialettiche,
  • 12. utopia, possibile ordine in cui gli ultimi due si pongono più come appendice che come prosecuzione della serie.
  • Viene di comune accordo stabilito di cominciare ad approfondire l’ultimo.

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    Ammissione al seminario

    25 settembre 2010, seduta di ammissione

    Gli otto candidati partecipanti ricapitolano i testi, inerenti al tema, che ciascuno avrebbe utilizzato
    come punto di partenza, che, oltre ai precedentemente citati, sono, in ordine sparso, i seguenti:
    Margini, La Farmacia di Platone, Limited Inc., La Carta Postale, Glas, Ulisse Grammofono, più due
    eccezioni rappresentate da testi non di Derrida, ma potenzialmente decisivi per affrontare il tema: Il
    Nomos della Terra di Carl Schmitt, e i Passages di Parigi di Walter Benjamin. Il confronto live fra i punti
    di vista personali e indipendenti dei singoli partecipanti riesce in modo sorpendente e forse irripetibile
    a mettere in forma questa apparentemente eterogenea bibliografia.

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    Iscrizioni al Seminario aperte!

    Da oggi al 15 settembre siete in tempo per iscrivervi al Seminario di FIlosofia Politica “Le Politiche dell’Amicizia”. Il seminario, che prenderà avvio il 30 settembre, avrà luogo nell’ex oratorio di via Caroli un giovedì sì e uno no da ottobre a fine giugno. Il responsabile del Seminario è Giovanni Sironi.

    I partecipanti sono tenuti a preparare ognuno un volume di Jacques Derrida per poter contribuire alla discussione.

    E’ possibile seguire gli incontri anche da uditori, oltre che da partecipanti, previa pagamento di una quota di iscrizione.

    All’incontro di apertura del 30 settembre è prevista la partecipazione di Carlo Sini come ospite d’onore.

    Per iscriversi come partecipante scrivete a:

    info@genteonlus.org

    Per informazioni sui prezzi e le modalità di partecipazione in qualità di uditori scrivete, con esplicitato in oggetto “uditore”, a:

    info@genteonlus.org

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    Iniziano i corsi in Via Caroli

    Sono cominciati i corsi in Via Caroli: come ogni semestre, quindici giovani, inviati dai cps milanesi, hanno iniziato a frequentare i corsi di serigrafia, computer base e computer grafica.

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    Leggere Derrida

    26 luglio 2010, “Leggere Derrida”

    Viene introdotta brevemente la figura di Derrida, sotto due particolari aspetti: il suo rapporto con iriferimenti politici del Novecento e la discontinuità, nella sua produzione, presentata dagli anni 92-94 (Spettri di Marx, Le Politiche dell’amicizia, Cosmopoliti di tutto il mondo ancora uno sforzo).  Derrida risulta come l’unico dei grandi filosofi del Novecento che è anagraficamente sopravvissuto al crollodelle utopie avvenuto negli anni ottanta, e questi tre testi vengono individuati come un tentativoprezioso e isolato, quasi unico nel suo genere, di pensare questo accadimento.

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    Fuori Dove 2010 il racconto

    E’ con immensa gioia e tanta carica che arriviamo a questo lunedì reduci dalla terza edizione di Fuori Dove?, la giornata per portare la Salute Mentale al Centro di Milano. Il tema di quest’anno era “dare voce al disagio” e ci siamo riusciti ancora, salvati sull’isola di Piazza dei Mercanti dalla fiumana nerazzurra che dalle due del pomeriggio ha iniziato a riversarsi in Duomo. Una sfida a suon di musica e trombette, da cui si è levata alta la voce dell’Orchestra di Piazza Vittorio, in un concerto entusiasmante e partecipato.
    Ma andiamo con ordine:
    Il dibattitto del mattino ha coinvolto voci importanti del mondo della salute mentale milanese e non solo.
    Teresa Melorio ha illustrato l’importante progetto del Museo di Arte Contemporanea del Paolo Pini, ex manicomio di Milano,progetto a cui stanno partecipando personalità del mondo dell’arte e che è riuscito a dare una nuova valenza, storica e sociale, ai muri dei padiglioni dipinti dagli internati dell’allora manicomio. L’arte come via di fuga, di espressione e di cambiamento della propria condizione è stato anche l’oggetto del discorso di Paola Banone, danzaterapeuta del progetto artistico VIDA, dove persone che hanno attraversato un problema di disagio mentale, persone con handicap fisici e “normali cittadini” si ritrovano a danzare insieme per riscoprire un nuovo legame con il corpo e fra di loro, riuscendo ad esprimere forti emozioni che ci hanno fatto “assaggiare” con un breve spettacolo che hanno tenuto alle 15 in piazza. La parola è passata quindi a Cristina Pietrantonio, che con un video girato a Pergine ha raccontato l’esperienza della rivalorizzazione dell’enorme manicomio di Pergine, piccola cittadina della Provincia Autonoma di Trento, tristemente famosa a lungo come “città dei matti” per la grandezza spropositata del suo Manicomio. Associazioni e Comune si sono impegnati, dal giorno della chiusura dell’istituto di detenzione, a dare nuova vita all’enorme area dismessa,cercando di ricordare il dolore che lì si era consumato con una nuova forza per il futuro. Dal video, la voce sconcertata di un volontario che racconta il giorno in cui erano entrati nei saloni abbandonati: “sembrava fossero scappati tutti di fretta, senza guardare l’orrore che si lasciavano alle spalle trovammo tavole ancora apparecchiate, letti sfatti, oggetti accatastati per terra. Tutto questo si doveva trasmettere a chi sarebbe venuto do
    mani”. E a Pergine ora ha luogo uno dei progetti più interessanti in ambito artistico legati alla salute mentale, un luogo di incontro fra tante arti (visiva, teatrale, danza e formazione) con al centro la differenza. Dopo  Cristina ha preso la parola Massimo Cirri, giornalista e psicologo, uno dei primi a proporre programmi in cui a parlare fossero anche utenti e giovani con disagio.
    Conduttore della trasmissione “Caterpillar” su Radio2, ha avviato da poco un nuovo progetto per parlare di salute mentale in Radio, con Radio Popolare. Un programma che propone una sfida, chiedendo a personaggi noti del mondo dello spettacolo e non solo la loro relazione con la follia; a patire da Eugenio Scalfari (“Senatore, ma lei è matto?” “in fondo devo ammettere di sì”) Dario Vergassola e tanti altri che stanno passando dallo studio di Cirri. Ma l’opera di Cirri non si ferma alla sensibilizzazione “ironica” sul tema: da mesi ha avviato un tavolo di discussione con l’ordine nazionale dei giornalisti e varie associaizoni di professionisti della comunicazione per riflettere sulle “parole da usare” parlando di follia, e questo punto di vista critico importantissimo (quanto significa la comunicazione nella formazione dello stigma fra la gente!) ci ricorda la voce pregnante di Borgna al convegno del 10 dicembre, quando ricordava la necessità di rivolgersi agli uomini con “parole delicate”, così lontane dai titoli tuonanti e performativi dei giornali.
    La discussione si è accesa con un riferimento di Massimo Cirri ai “tavoli sulla pericolosità sociale” indetti tempo fa dal Comune per far fronte ad una “emergenza sicurezza” che coinvolgeva anche i soggetti con problemi psichici. Il pungente riferimento di Cirri è stato subito preso al balzo dall’assessore alla salute Gianpaolo Landi di Chiavenna, che, nel suo intervento finale per i saluti istituzionali, ha risposto a Cirri e alla platea in merito al problema di questi tavoli, e alla necessità di confrontarsi e fare rete per dare risposte adeguate alle esigenze del territorio. Un bel dibattito ne ha avuto luogo, dove si è discussa la scelta del Comune e la necessità di proteggere sempre, prima di tutto, chi soffre di un disagio psichico. Alla fine i saluti di Giuseppe Barbisoni, responsabile dell’assessorato alla Politiche Sociali della Provincia di Milano, hanno concluso l’intensa mattinata.
    Dopo il ricco Buffet a cura del Laboratorio Procaccini, è iniziata la parentesi artistica della giornata, con un intervallo jazz curato dai Civici Corsi Jazz di Milano (alla voce la bravissima Emanuela Cortesi, anche lei volontaria dell’associaiozne Territori) e uno spettacolo di danza dell’Associazione Vi.D.A.
    Alle 15.30, nonostante l’aumento di decibel tifosi in strada e intorno alla piazza, abbiamo potuto condividire con Fabrizio Gifuni, interprete di Franco Basaglia nella fiction omonima, il suo percorso artistico e umano nei meandri oscuri dei manicomi e nei percorsi della loro distruzione, tramite la figura chiave di un uomo, Franco Basaglia, che Fabrizio ha studiato a lungo per portarlo in scena. Un’occasione unica di comunicare un grande passo in avanti della società italiana, e di trasmettete, con un cast in cui molti ragazzi non erano attori ma veri giovani con un disagio psichico, valori non certo banali in prima serata su Rai2. Non una biografia quindi, ma un esperimento per comunicare una grande avventura che ancora oggi fatichiamo ad applicare, è stata la fiction Franco basaglia e il ruolo del suo principale interprete Fabrizio Gifuni.
    Insieme a Fabrizio a parlare Antonio Rezza e Flavia Mastrella, con i giovani vincitori del concorso video internazionale “Mind The Difference” (www.mindthedifference.com).
    Dopo l’ultimo giro di parole, pausa sound check e ha inizio il concerto dell’Orchestra di Piazza Vittorio, 18 giovani da tutto il mondo, condotti da Mario Tronco, che hanno galvanizzato la piccola folla danzante antistante il palco, superando di migliaia di decibel il caos ormai completo della tifoseria interista radunata in Duomo. 60 minuti di musica cubana, napoletana, afrcana, latinoamericana, asiatica e satellitare per dare una nuova voce a disagi diversi, diventati arte allo stato puro.
    E quando anche i più fedeli sono scappati dalla piazza, siamo rimasti in pochi, ma stoici e di schiena buona, a smontare l’ambaradan della giornata, mentre il maxi sopramarino giallo della band (ovvero il tir dei tecnici del suono) attraversava indomito la piazza e la folla per recuperarci.
    Ringraziamo di cuore tutti coloro che hanno attraversato, partecipato, addocchiato, amato, questa giornata e il suo spirito ballerino. Alla prossima e ai prossimi progetti insieme.

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    Fuori Dove 2009

    L’idea ispiratrice del progetto “Fuori Dove?” è quella di promuovere momenti di scambio culturale e di riflessione sul tema del disagio mentale, trasformando spazi dal particolare valore simbolico in luoghi di conoscenza e di incontro tra saperi ed esperienze diverse, rivolti a utenti, familiari, operatori e agli abitanti della città. Concepito come una finestra aperta sulla realtà di vita e il rapporto con il territorio di chi soffre di disagio psichico dopo la chiusura dei manicomi in Italia, l’obbiettivo di “Fuori Dove?” è quello di valorizzare l’esperienza delle persone ‘fragili’, creando momenti partecipati, in grado di coniugare cultura esolidarietà, e riallacciando ancor di più i fili del tessuto che lega chi soffre di un forte disagio al territorio della propria città.

    La prima edizione, realizzata nel Maggio 2008 in p.zza Mercanti per il trentennale della legge Basaglia, a un anno dalla scomparsa di Gaetano Bertini Malgarini, si è avvalsa del partecipazione dei volontari diTerritoriOpLa e di Progetto Itaca, insieme alle associazioni di familiari URASAMTartavela, con la partnership del Comune e della Provincia di Milano. Oltre alle testimonianze ed il dibattito con gli psichiatri triestini durante la mattinata, i concerti nel pomeriggio con i Viola Psiche e lo spettacolo teatrale di Antonio RezzaFlavia Mastrella la sera, durante tutta la giornata sono state esposte in via Dante le fotografie vincitrici del concorso “Fuori Dove?”, premiate nel primo pomeriggio da Berengo Gardin. Sono stati inoltre allestiti stands con materiale informativo e produzioni degli utenti (magliette serigrafate, video, sculture) affiancati da un buffet e da un media center anch’essi realizzati con la partecipazione degli utenti dei servizi psichiatrici milanesi (Coop ProcacciniMy TV).

    Forti dell’ottima riuscita dell’evento dello scorso anno abbiamo pensato, insieme alla rete consolidata di associazioni ed istituzioni che ha promosso la giornata del 2008, di indire la seconda edizione di “Fuori Dove?” in p.zza Mercanti nel Giugno 2009. L’intenzione è di dare vita ad una giornata di riflessione e di festa, in cui mettere a tema in modo esplicito la partecipazione attiva, “il protagonismo”, delle persone con disagio psichico, nei diversi momenti dei percorsi di cura ed inclusione sociale. Attraverso le testimonianze delle realtà in questo campo più rappresentative del panorama italiano (Le Parole RitrovateCoop Self Help) e grazie alla partecipazioni di intellettualiartisti sensibili al tema, vorremo realizzare un momento di uscita per gli utenti del milanese, che dia spazio alla loro creatività e diversità, capace allo stesso tempo di coinvolgere un ampio numero cittadini intercettandoli anche persone al di fuori dei circuiti della salute mentale e del solidarietà sociale.

    GALLERIA DI IMMAGINI

    LEGGI LA LOCANDINA

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